Sincretismo: Fusione tra Dei

Oggi vedremo insieme il significato di un meccanismo molto utilizzato nella nostra religione: Il sincretismo.
Il sincretismo è noto da tempi antichissimi a tutte le religioni mediterranee, in particolare del vicino oriente.
Nato in Grecia per indicare la lega Cretese, il suo utilizzo in campo religioso risale a Babilonia ed Assur, quando- per necessità politiche e sociali- vennero assimilate ed associate numerose divinità tra loro affini nella religione sumero-accadica; la situazione civile infatti, mostrava di mal tollerare la presenza di invasori stranieri, particolarmente sulla sensibilità religiosa: Questa astuzia permise di rendere i due paesi in una sola religione, potendo dunque giustificare anche dal punto di vista sacro il governo invasore.

Casi lampanti di sincretismo sono quelli delle religioni greca e romana: A tutti risultano chiari i collegamenti della teogonia e le analogie tra gli dei, sia Nettuno che Poseidone sono dei del mare e del terremoto, ad entrambi è sacro il cavallo, sia Era che Giunone sono le dee della vita coniugale ed entrambe sono caratterizzate da fedeltà ed austerità.

Questa via di assimilazione, mentre per altre religioni fu una decisione pratica, nella nostra è da sempre sia una necessità che una volontà. La storia della religione egizia é infatti la storia dello sviluppo di numerosi culti totemico-ancestrali, spesso indicatori dello stesso concetto e della stessa volontà.

All’origine l’Egitto era composto-molto probabilmente- da numerosi villaggi stanziali, ognuno dei quali venerante la propria divinità tutelare; all’indomani dell’unificazione per opera di Menes/Narmer, la comunicazione tra i villaggi si ampliò, e così le divinità tutelari ebbero, per così dire, un maggior pubblico, che poté scoprire sempre nuove similitudini, se non identità; è questo l’evidente caso di Bat,  Hathor ed Hesat-poi unificate in Hathor o di Anditi ed Osiride, o ancora Nemty ed Horo.
Nella quasi totalità dei casi le caratteristiche di una delle parti furono totalmente assorbite da quella più nota, giunta sino a noi; questo evento può essere definito sincretismo “spontaneo”, poiché avvenne naturalmente e riguardò dapprima la forma divina e successivamente i rispettivi cleri.

Altro invece è il tipo di sincretismo -decisamente più noto ed utilizzato- voluto dai cleri e dai poteri centrali e gerarchici per motivi vari, tra cui la praticità, la necessità di semplificazione o quella di un maggiore accentramento-necessario per precedente frammentazione.

Questo fenomeno di sincretismo pratico riguardò tutti i culti in tempi e situazioni differenti. Fra questi si annoverano i celeberrimi Amon-Ra e Ra-Harakti, ma anche quelli meno noti di Min-Amon e Pakhet(sincretismo di Bastet e Sekhmet). Questa pratica è utilizzata anche oggi in numerose occasioni, molte delle quali vedono il sincretismo nascere e morire il giorno stesso. Altre volte invece restano permanenti.
Il significato di questa pratica è ben lontana dall’essere una dissacrazione del culto che, nella sua sostanza, non subisce variazioni di sorta; la realtà è molto più semplice: Qualora le necessità lo richiedono, i cleri di due -o addirittura più- divinità vengono accorpati, in modo da garantire la massima pratica dei culti ed il loro completo ed esatto svolgimento.
È dunque un processo quasi sempre chiaro ed ovvio, che programma una semplificazione o un accrescimento del potere di un culto a volte o semplicemente crea culti avvassallati ad altri.

Passiamo ora all’ultimo caso, tanto comune alle religioni europee quanto raro per quella kemetica: Il sincretismo etero-unificante.
Questa tipologia di sincretismi è la più rara dei nostri culti, ma permette l’osservazione di numerosissimi fenomeni storici e culturali; si ha un sincretismo etero-unificante quando due divinità di pantheon diversi e geograficamente lontani vengono accostati: Classici esempi sono quelli delle religioni greco-romane, nel nostro caso sono pochi i casi, tra cui si ricordano Zeus-Ammone(o Amon-Juppiter) ed Hermanubi. Di recente si è tentato di creare maggiori collegamenti con i pantheon greco e romano tramite la restaurata figura di Wadj-Wer, tentativo bocciato da parte dei cleri, che dunque non ha avuto luogo. Il motivo per cui la nostra religione non è stata spesso soggetta a questo fenomeno è relativamente chiaro: La religione kemetica affonda le sue radici nel quarto millennio a.c., questa sua antichità le ha permesso di formare una liturgia ed una ritualità gelosamente custodita; è naturale che questa sua auto-gestione ha creato un sentimento di continua indipendenza, anche dal punto di vista politico, è noto infatti quanto l’Egitto fosse chiuso verso l’esterno, chiusura che gli permise di resistere alla forze Romane molto a lungo. È in questa gelosia della tradizione e dello stato che si trova la matrice di chiusura verso l’esterno.

Passiamo infine ad analizzare un fenomeno particolare, proprio della nostra religione, che seppur non possa essere un fenomeno di sincretismo, rimane un elemento degno di nota in questo articolo.
Si tratta della possibilità di formare sempre nuove forme ed aspetti del sacro, concretizzati in fondazione di nuovi cleri. Questo fenomeno, anche chiamato teogenesi, è invero piuttosto raro; l’esempio più immediato è quello di Serapide, culto fondato per avere caratteristiche pan-mediterranee. La teogenesi è tipica, come dicevamo, della nostra corrente, grazie alla concezione monistica è infatti possibile osservare sempre nuove facce del divino.
Ricordiamo però che nessun culto per nuove forme divine può essere istituito nel kemetismo ortodosso solare senza l’approvazione degli organi competenti.

Sperando di essere stati sufficientemente esaustivi vi auguriamo un felice inizio anno civile.

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